La storia è fatta di tante piccole storie. La storia del nostro paese e fatta anche da tragedie come quella della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. In questo pezzo di storia che, per quanto amaro, non vogliamo dimenticare, vivono tante storie. Questa è la storia di Carlo Dionedi miracolosamente sopravissuto alla strage.
“Ogni volta che vado a Bologna, mi fermo per una preghiera davanti alla lapide con i nomi dei caduti e penso che ci sarebbe potuto essere il mio. Perché gli altri sono stati presi e io lasciato? Me lo sono chiesto a lungo. Quel che è certo, è che Dio non spara nel mucchio come fanno i terroristi: c’è una logica che Lui solo conosce. Quando capisci che la vita ti è donata, non puoi che iniziare a prenderla sul serio e donarla a tua volta”
Carlo Dionedi quel giorno del 2 Agosto 1980 arrivava da Taranto con direzione Piacenza. Sceso alla stazione di Bologna per prendere la coincidenza (persa a causa del forte ritardo), si reca alla cabina telefonica per avvertire la famiglia. Non rimaneva che aspettare il treno successivo. Carlo decide di andare nella sala d’aspetto della seconda classe. È lì, a meno di 3 metri da dove si è seduto, che alle 10.25 l’ordigno esplode. Carlo non si accorge di nulla, avverte solo una forte scossa elettrica e si sente come “tirare per i capelli”. Carlo ha la sensazione di volare. Non perde mai conoscenza e quando tutto finisce si ritrova miracolosamente salvo sulle macerie della stazione. Carlo da lassù può vedere e sentire le grida degli altri feriti. Scenderà poco dopo, con le sue gambe, da quelle macerie. Da allora si interroga sul perché si è salvato, perché tutti quelli che stavano nella sala d’aspetto ad una distanza di 5 metri dalla bomba sono morti e lui, che era molto più vicino, non è stato colpito neanche da una scheggia. Perché Dio ha voluto così?











